Sicurezza in piscina: primo via libera alle nuove misure, ma la riforma resta incompleta

Dopo la scomparsa di Alice Ferrari la Camera approva un emendamento al decreto Sport. Previsti sistemi anti-effetto ventosa e un fondo per l’adeguamento delle piscine pubbliche. Salvagente: «Un primo passo, ma non basta. Servono regole chiare e una legge organica».

La morte di Alice Ferrari, la bambina di 11 anni rimasta intrappolata dal sistema di aspirazione di una piscina a Sestri Levante, ha riportato con forza al centro del dibattito nazionale il tema della sicurezza degli impianti natatori.

A pochi giorni da questo episodio, la Camera dei Deputati ha approvato un emendamento al decreto Sport che introduce alcune misure urgenti per aumentare la sicurezza delle piscine. Un intervento nato sull’onda dell’emergenza, che rappresenta un segnale importante ma che, secondo Salvagente, non può essere considerato la soluzione definitiva a un problema che richiede una riforma complessiva del settore.

Cosa prevede il nuovo emendamento

Il testo, che dovrà ora essere approvato anche dal Senato, introduce alcuni obblighi per le piscine pubbliche, per quelle private aperte al pubblico e per gli impianti a uso collettivo.

In particolare viene previsto che gli impianti siano dotati di sistemi di ricircolo e prese di aspirazione progettati per impedire il cosiddetto “effetto ventosa”, il fenomeno che può intrappolare una persona sul fondo della vasca impedendole di riemergere.

Per le strutture che non rispetteranno i nuovi requisiti è prevista la chiusura dell’impianto fino all’adeguamento.

È stato inoltre istituito un fondo di 4,7 milioni di euro destinato alle piscine pubbliche per sostenere gli interventi di messa in sicurezza.

Un primo passo, ma molte domande restano aperte

L’approvazione dell’emendamento rappresenta senza dubbio un’accelerazione rispetto a una legge quadro sulle piscine che da tempo attende di completare il proprio iter parlamentare.

Tuttavia, secondo Salvagente, il provvedimento lascia ancora numerosi aspetti fondamentali senza una risposta.

«Intervenire rapidamente dopo un incidente come quello di alice è importante» osserva Mirko Damasco, presidente dell’Associazione Salvagente, in una dichiarazione al Corriere della Sera. «Ma la sicurezza non può basarsi soltanto su un principio generale. Occorre definire con precisione quali dispositivi devono essere installati, quali caratteristiche tecniche devono avere gli impianti, quali controlli saranno effettuati e con quali modalità.»

Il tema dell’obbligo della cuffia

Durante la discussione parlamentare era stata inizialmente prevista anche l’introduzione dell’obbligo di indossare la cuffia per i minori di 16 anni, misura successivamente eliminata dal testo definitivo.

Una scelta che, secondo Salvagente, rischia di privare famiglie e gestori di una misura di prevenzione immediatamente applicabile.

«L’obbligo della cuffia non avrebbe sostituito gli interventi strutturali sugli impianti» spiega Damasco. «Ma avrebbe rappresentato da subito una protezione aggiuntiva contro il rischio che i capelli possano impigliarsi nei sistemi di aspirazione, come purtroppo è accaduto nel caso di Alice.»

La sicurezza si costruisce con prevenzione, controlli e cultura

Per Salvagente la vera svolta passa attraverso una normativa organica che affronti tutti gli aspetti della sicurezza nelle piscine: progettazione degli impianti, manutenzione, controlli periodici, formazione del personale, informazione agli utenti e dispositivi di prevenzione.

L’approvazione dell’emendamento rappresenta un segnale positivo, ma non può essere considerata un punto di arrivo.

La cronaca degli ultimi anni dimostra infatti che gli incidenti in piscina, pur essendo relativamente rari, possono avere conseguenze gravissime e che la prevenzione deve essere affrontata in modo sistematico, senza attendere che siano nuove tragedie a riaccendere l’attenzione dell’opinione pubblica.