Negli ultimi giorni diversi quotidiani nazionali hanno riportato un dato che dovrebbe far riflettere ogni famiglia italiana: la maggior parte dei genitori non conosce le password dei dispositivi dei propri figli.
Ci hanno citato e ne abbiamo parlato con:
Il Messaggero | Leggi di più, clicca qui
Leggo | Leggi di più, clicca qui
Il Mattino | Leggi di più, clicca qui
Il Gazzettino | Leggi di più, clicca qui
Corriere Adriatico | Leggi di più, clicca qui
Quotidiano di Puglia | Leggi di più, clicca qui
Il tema è centrale: giovani e social network, genitori e responsabilità digitale.
Come Salvagente Italia lavoriamo da anni su prevenzione e formazione al rischio.
E quello che emerge non è un problema tecnologico.
È un problema educativo.
Genitori e tecnologia: il rischio non percepito
L’82% degli italiani dichiara di non sentirsi preparato ad affrontare situazioni di rischio.
Questa impreparazione si riflette anche nell’educazione digitale.
Molti genitori:
- non conoscono le password dei figli
- non conoscono le piattaforme che utilizzano
- non studiano i rischi digitali
- confondono controllo e fiducia
La tecnologia oggi rappresenta un’emergenza educativa silenziosa.
Non produce effetti immediati e visibili, ma può generare danni profondi nel tempo.
Esposizione precoce agli schermi: cosa dicono i dati
I numeri sull’esposizione agli schermi sono allarmanti:
- oltre 1 bambino su 6 tra 11 e 15 mesi è esposto almeno un’ora al giorno
- nei bambini sotto i 13 anni, 30 minuti in più al giorno possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio
- quasi la metà degli alunni di quarta e quinta elementare possiede uno smartphone
Le società pediatriche raccomandano zero schermi fino ai 2 anni e massimo un’ora al giorno successivamente.
La realtà, però, è ben diversa.
Adolescenza e social network: il vero problema
Non si tratta di demonizzare la tecnologia.
Il problema è che i genitori non studiano il fenomeno digitale.
Non conoscono le dinamiche di:
- adescamento online
- sexting
- revenge porn
- dipendenza da social
- isolamento relazionale
Quando un adolescente finisce in un problema digitale, nella maggior parte dei casi la famiglia non ha strumenti adeguati per intervenire.
Il cellulare non è la causa. È la risposta.
Molti ragazzi trascorrono ore sui social network non per capriccio, ma per bisogno.
Il cellulare è spesso una risposta a:
- solitudine
- mancanza di dialogo
- bisogno di riconoscimento
- invisibilità sociale
Il fenomeno dei “pacchetti di follower” ne è la dimostrazione.
La generazione precedente chiedeva il motorino per sentirsi libera.
Oggi si cercano follower per sentirsi esistenti.
Conoscere le password dei figli è responsabilità, non controllo
Non conoscere le password dei figli non è un atto di fiducia.
È spesso una rinuncia al proprio ruolo educativo.
Fare il genitore nell’era digitale significa:
- stabilire regole chiare
- conoscere strumenti e piattaforme
- accompagnare, non delegare
- avere il coraggio di dire dei no
Se un ragazzo di 13-14 anni passa 6-8 ore al giorno sul cellulare, qualcuno glielo permette.
La responsabilità è adulta.
Il nostro impegno come Salvagente Italia
Da anni lavoriamo su formazione e prevenzione dei rischi, inclusi quelli digitali.
L’educazione al rischio non è allarmismo.
È consapevolezza.
Il digitale è uno spazio reale.
E nello spazio reale servono competenze, presenza e guida.
La domanda finale
Non è: “È giusto o sbagliato dare il cellulare?”
La vera domanda è: “Sto facendo davvero il genitore nell’era digitale?”
Perché la tecnologia va governata.
E governare significa conoscere.
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Inoltre, non dimenticare di firmare la petizione per rendere il Primo Soccorso materia scolastica e per fare in modo che la formazione, compresa la disostruzione, sia obbligatoria nei corsi pre parto e per chi lavora con i bambini.




