salvagenteitalia.org

Quando l’impossibile ha un nome: la storia di Shalom

Oggi  vogliamo raccontarti una storia che ci ha cambiati profondamente. È una storia di speranza, di coraggio e di ostacoli che sembravano insuperabili. Ma soprattutto, è la storia di chi ha scelto di non arrendersi mai, nemmeno quando tutto sembrava perduto.

È una storia che non parla solo di un bambino, ma della forza che nasce quando tante persone decidono di unirsi per salvare una vita. Perché anche ciò che sembra irraggiungibile può diventare reale, quando l’impegno, la solidarietà e la determinazione si trasformano in azione concreta.

Quello che leggerai ha il sapore di un lieto fine. Eppure, più che una conclusione, è un nuovo inizio. La dimostrazione concreta che, insieme a Salvagente Italia, anche l’impossibile può diventare possibile.

Ad agosto 2025, durante una missione in Uganda, abbiamo incontrato Shalom, un bambino di appena due anni e mezzo affetto da una gravissima patologia cardiaca. In un primo momento, l’Italia aveva rifiutato la possibilità di operarlo a causa delle sue condizioni di salute estremamente fragili e del grave stato di malnutrizione.

Esisteva un’alternativa in India, ma significava affrontare un viaggio lunghissimo, costi enormi e una gestione sanitaria e logistica molto complessa e incerta.

Così abbiamo deciso di prenderci davvero a cuore la sua storia. E la sua vita.

Abbiamo conosciuto la mamma di Shalom, l’unica persona della famiglia determinata fino in fondo a trovare una possibilità di cura per suo figlio. Insieme a lei abbiamo iniziato a cercare ogni strada possibile. Grazie anche alla Dott.ssa Valentina Decimi, pediatra e direttore scientifico della nostra associazione, abbiamo chiesto nuovi pareri specialistici in Italia, confrontandoci con medici esperti e cardiologi.

Fin dall’inizio abbiamo affrontato insieme alla madre di Shalom, con il supporto di una mediatrice culturale, la complessità della sua condizione cardiaca, parlando con chiarezza della possibilità di un intervento chirurgico e dei rischi che un’operazione così delicata avrebbe comportato.

Nel frattempo, Shalom ha intrapreso un percorso di recupero dalla malnutrizione presso l’Ospedale di Mbarara, a oltre 100 chilometri da casa sua. Un passaggio indispensabile per migliorare le sue condizioni e tenere aperta la speranza di poter affrontare, un giorno, un intervento con maggiori possibilità di riuscita.

Il 1° ottobre 2025, durante una nuova missione, siamo quindi riusciti a far eseguire a Shalom un ecocardio a Kampala, presso il Mulago Hospital, a circa 400 chilometri dal luogo in cui vive. Lui e la sua mamma hanno affrontato ore e ore di autobus per raggiungere l’ospedale. Abbiamo sostenuto le spese del viaggio e della visita, costi che in Uganda sono proibitivi per molte famiglie.

Con il supporto da remoto della Dott.ssa Decimi e di una cardiologa che ci hanno aiutato nell’interpretazione del quadro clinico, siamo riusciti a ottenere il referto necessario per richiedere nuovamente l’autorizzazione a operare Shalom in Italia. Ma il tempo era poco. Bisognava agire in fretta

All’inizio l’unica possibilità sembrava portarlo in Italia per essere operato. Un’ipotesi difficilissima da realizzare, ma che ci appariva come l’unica vera speranza per salvargli la vita.

Poi, quando tutto sembrava fermo, si è accesa una nuova fiammella. Abbiamo scoperto che un’équipe di cardiochirurghi volontari dell’Ospedale Niguarda sarebbe arrivata proprio al Mulago Hospital nel maggio 2026 per conto di Mission Bambini. Abbiamo subito chiesto che il nome di Shalom venisse incluso tra quelli dei bambini da operare. Abbiamo scritto, chiamato, insistito. E finalmente, il 10 marzo 2026, è arrivata la notizia che aspettavamo: Shalom era stato inserito nella lista degli interventi.

Da quel momento, però, il percorso non è diventato più semplice. Per settimane dall’ospedale arrivavano poche risposte, e a un certo punto abbiamo avuto paura che la situazione si fosse bloccata, che Shalom fosse stato dimenticato.

Poi, finalmente, il passo decisivo. Il 30 aprile 2026 Shalom è arrivato in ospedale ed è stato ricoverato insieme alla sua famiglia. Il 5 maggio è entrato in sala operatoria. L’intervento è durato fino alle due di notte.

E così arriviamo a oggi. Shalom sta meglio. Si è risvegliato, ha ripreso a mangiare e a bere. La strada verso la guarigione è ancora lunga: dovrà affrontare il recupero post-operatorio e serviranno nuove cure e assistenza. Ma oggi Shalom ha una possibilità in più. Una possibilità resa concreta grazie all’impegno di chi ogni giorno sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Grazie a Salvagente Italia, a Mission Bambini e a tutte le persone che continuano a prendersi cura delle vite di questi bambini troppo spesso dimenticati.

Per Shalom abbiamo fatto ciò che qualunque madre, qualunque padre, qualunque persona farebbe davanti alla vita di un bambino da salvare: non arrendersi. Cercare una strada, anche quando sembra non esserci. Continuare a provarci, insieme. Ed è proprio da questo sentimento che nasce il nostro impegno ogni giorno. Ma per continuare a essere accanto a bambini come Shalom abbiamo bisogno dell’aiuto di persone che scelgano di camminare con noi, animate dalla stessa speranza, dalla stessa responsabilità verso la vita e dallo stesso desiderio di fare la differenza quando davvero conta.