In alcuni luoghi del mondo nascere non dovrebbe significare dover lottare, ogni giorno, contro l’assenza di cure, strutture e opportunità di sopravvivenza. Eppure, per migliaia di bambini, questa è ancora la realtà.
A Rushooka, nel cuore dell’Uganda rurale, la distanza da un presidio sanitario non si misura soltanto in chilometri, ma nelle possibilità di ricevere assistenza in tempo, di essere visitati, vaccinati, curati. È da questa consapevolezza che nasce il progetto della clinica pediatrica di Salvagente Italia: una risposta concreta a un bisogno essenziale, costruita insieme alla comunità locale.

L’articolo pubblicato da Fortune Italia, che ringraziamo di cuore per l’attenzione verso il nostro progetto, racconta il contesto da cui prende forma questa iniziativa e il significato profondo di un intervento che guarda al futuro, partendo dal diritto più semplice e più prezioso: quello alla salute.
Ecco il testo dell’articolo.

Quarantatré bambini, ogni mille nati vivi, non arrivano a cinque anni. In Uganda la metà della popolazione ha meno di quindici anni, e questa cifra – gelida, burocratica nella sua precisione – racconta un’emergenza sanitaria che non ha nulla di episodico. È strutturale. La capacità chirurgica pediatrica del Paese era così ridotta che è bastato un singolo ospedale nuovo – il Centro di chirurgia pediatrica di Entebbe, progettato da Renzo Piano per Emergency, 72 posti letto, tre sale operatorie, costo circa 29 milioni di euro– per triplicarla di colpo. Quel centro intercetta la fascia più acuta del bisogno. Ma nelle aree rurali, a ore di pista sterrata dalle grandi infrastrutture, il problema è più elementare. Nessun ambulatorio. Nessun medico. Niente. Rushooka, entroterra ugandese. Qui la comunità francescana fa da punto di riferimento per un territorio disperso, senza servizi. “La comunità è il riferimento per circa 25 villaggi sparsi nell’entroterra”, precisa Mirko Damasco, presidente di Salvagente Italia. Ventimila persone in tutto, gran parte bambini, lontanissime dal capoluogo e da qualsiasi struttura medica degna di questo nome.

Salvagente Italia – che già operava nell’area tramite l’organizzazione locale Ewe Mama, attiva sul territorio africano dal 2015 – ha messo in cantiere una clinica pediatrica per colmare quel vuoto. Sala d’accoglienza, due ambulatori specializzati, triage, sala di osservazione, dispensario, servizi igienici. Non un ospedale: un presidio di continuità assistenziale pensato per visite pediatriche, vaccinazioni, monitoraggio della crescita, supporto nutrizionale, distribuzione gratuita di farmaci.

“Il progetto ha un costo iniziale totale di 162.900 euro”, rivendica Damasco. Tutto finanziato con donazioni di privati e aziende. A marzo 2025 la posa della prima pietra. Oggi la parte edilizia è completata, il collegamento alla rete elettrica già predisposto. Il traguardo, però, non è ancora tagliato. “Al momento mancano ancora circa 12.000 euro”, ammette Damasco: tinteggiatura, allestimento interno, arredi, prima strumentazione medica. L’inaugurazione ufficiale è fissata per il 25 maggio 2026.

Ventinove milioni contro centosessantatremila euro. Il confronto tra le due scale di intervento – Entebbe e Rushooka – non è una gara, è la radiografia di un sistema sanitario che ha bisogno di risposte su piani completamente diversi. Il centro Emergency, con i suoi 2.500 pannelli fotovoltaici e sei unità di terapia intensiva, affronta la chirurgia specialistica. La clinica di Rushooka si occupa del primo contatto: prevenzione, diagnosi precoce, educazione sanitaria. Rapporto di costo: uno a centosettantotto. Il che dimostra una cosa sola, e importante: anche investimenti minimi possono incidere sulla vita quotidiana di migliaia di famiglie.

C’è poi la questione della formazione, forse l’aspetto più lungimirante. L’ambulatorio includerà un’ampia sala per eventi educativi rivolti alla popolazione: prevenzione di malaria, tubercolosi, HIV, tifo. Le donne riceveranno indicazioni sulle norme igieniche in gravidanza e nei primi mesi di vita del neonato. “Circa 20.000 persone, in un territorio caratterizzato spesso da tanta povertà» rilancia Damasco, potranno accedere a cure che fino a ieri – letteralmente – non esistevano nel raggio di chilometri”.

Costruire una clinica non basta. Bisogna farla funzionare, e qui si gioca la partita vera. Salvagente Italia si è impegnata a coprire i costi di mantenimento e gli stipendi del personale medico e infermieristico. Il modello prevede l’assunzione di pediatri e infermieri locali, con supervisione iniziale di personale italiano: l’obiettivo – dichiarato – è trasferire competenze e rendere la struttura autonoma nel medio periodo, senza creare dipendenza permanente da operatori stranieri.

La sanità pediatrica ugandese resta agganciata a un doppio binario. Da un lato i grandi investimenti infrastrutturali come Entebbe, capaci di ridisegnare la capacità chirurgica nazionale. Dall’altro la rete capillare di piccoli presidi territoriali che intercettano le patologie prima che diventino emergenze, alleggerendo la pressione sugli ospedali. La popolazione sotto i quindici anni continua a crescere, la domanda di assistenza non farà che aumentare. La clinica di Rushooka – se raccoglierà gli ultimi dodicimila euro e manterrà la promessa della gratuità – diventerà un banco di prova concreto.
Dietro ogni numero ci sono volti, famiglie, storie che meritano attenzione e possibilità. La clinica di Rushooka rappresenta molto più di un edificio: è un luogo in cui la prevenzione diventa speranza, la formazione genera autonomia e la cura torna ad essere un diritto accessibile.
Mancano ancora pochi passi per completare questo percorso. Perché quando una comunità si prende cura dei suoi bambini, sta costruendo il proprio domani. E ogni contributo, anche il più piccolo, può diventare parte di questo cambiamento.
