L’ennesima tragedia avvenuta in piscina, costata la vita a una bambina di 11 anni a Sestri Levante (GE), riporta al centro dell’attenzione un tema che Salvagente Italia denuncia da tempo: la sicurezza negli impianti natatori e la prevenzione dell’annegamento. Ospite, sabato 18 luglio 2026 a “Non Stop News”, trasmissione di RTL 102.5, il Presidente di Salvagente Italia Mirko Damasco è tornato a chiedere interventi concreti, ricordando che la prevenzione passa sia dalla formazione sia da una normativa più efficace.
«L’annegamento di un bambino è rapido e silenzioso»
Nel corso dell’intervista, Damasco ha ricordato come l’annegamento infantile sia molto diverso da quello che spesso viene rappresentato nell’immaginario collettivo.
«Un bambino che sta annegando non urla, non alza le mani per chiedere aiuto. In circa venti secondi può trovarsi completamente in difficoltà senza che chi gli sta vicino se ne accorga.»
Per questo motivo, spiega il Presidente di Salvagente, è fondamentale conoscere i segnali dell’annegamento reale e non abbassare mai il livello di attenzione, anche quando ci si trova in piscine sorvegliate.
La sorveglianza resta la prima forma di prevenzione
La vigilanza degli adulti rappresenta il primo strumento di sicurezza, ma non può essere l’unico.
«Può capitare un momento di distrazione. Per questo bisogna creare un “piano B”: rendere il bambino il più possibile autonomo in acqua, compatibilmente con la sua età, attraverso un percorso di educazione acquatica.»
Accanto alla sorveglianza costante, Salvagente continua infatti a promuovere la diffusione della cultura dell’acquaticità e dell’autoprotezione fin dalla prima infanzia, perché un bambino che acquisisce competenze in acqua aumenta le proprie possibilità di reagire correttamente in situazioni di pericolo.
Attenzione anche ai centri estivi e alle attività di gruppo
Durante l’intervento è stato affrontato anche il tema della gestione dei bambini nelle piscine durante le attività organizzate.
Secondo Damasco, il rapporto tra sorveglianti e minori è un elemento da valutare con grande attenzione.
«Quando ci sono molti bambini affidati a pochi adulti il rischio aumenta. Non perché il personale non sia preparato, ma perché diventa più difficile garantire una sorveglianza individuale e continua.»
Una riflessione che riguarda in particolare centri estivi, campus e tutte le attività che prevedono la presenza contemporanea di numerosi bambini in acqua.
Una legge sulla sicurezza delle piscine è ancora attesa
Da tempo Salvagente Italia sostiene la necessità di una normativa nazionale che introduca standard di sicurezza più rigorosi per gli impianti natatori. Tra le richieste avanzate dall’associazione vi sono l’adozione di dispositivi di sicurezza per le piscine, una maggiore attenzione ai sistemi di aspirazione, la presenza di personale adeguatamente formato, protocolli omogenei su tutto il territorio nazionale e un rafforzamento delle attività di prevenzione e sensibilizzazione rivolte a famiglie, scuole e gestori.
L’associazione ricorda come il fenomeno degli annegamenti sia tutt’altro che marginale: secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia si verificano ogni anno circa 400 annegamenti, molti dei quali coinvolgono bambini. Numeri che dimostrano quanto sia necessario intervenire non solo sul fronte della vigilanza, ma anche su quello della prevenzione e della normativa.
Per questo motivo Salvagente Italia ha lanciato una petizione rivolta al Governo e al Parlamento per chiedere l’approvazione di una legge dedicata alla sicurezza delle piscine. L’obiettivo è introdurre standard di sicurezza obbligatori negli impianti natatori e nei parchi acquatici, rafforzare la presenza di personale qualificato, prevedere sistemi di protezione e allarme, migliorare la sicurezza degli impianti e promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte a famiglie e operatori del settore.
L’appello nasce dalla convinzione che tragedie come quella avvenuta nei giorni scorsi non possano essere considerate semplici fatalità, ma debbano rappresentare uno stimolo per intervenire con decisione. La sicurezza in acqua non può essere affidata al caso: servono regole chiare, prevenzione, formazione e una cultura della sicurezza condivisa.
Chi desidera sostenere questa iniziativa può aderire alla petizione promossa da Salvagente Italia, contribuendo a chiedere un intervento legislativo che metta la tutela della vita al primo posto.



